La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD, la cosiddetta "case green") è stata approvata nel 2024 e punta a rendere il patrimonio edilizio molto più efficiente. Ma tra quello che dice l'Europa e quello che è già legge in Italia c'è una differenza importante da capire.
Cosa prevede la direttiva
L'obiettivo finale è un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050. Per arrivarci:
- il consumo medio di energia degli edifici residenziali deve calare di almeno il 16% entro il 2030 e di circa il 20-22% entro il 2035, con priorità agli edifici più energivori;
- i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero (dal 2028 quelli pubblici, dal 2030 tutti);
- arriva un obbligo progressivo di fotovoltaico/solare su nuovi edifici ed edifici pubblici, per fasce dimensionali e per anno.
Da sfatare: la direttiva non impone "tutte le case in classe E entro il 2030" — quel meccanismo è stato sostituito da obiettivi nazionali complessivi — e non vieta di vendere o affittare le case meno efficienti.
Le caldaie a gas
Punto molto frainteso. La direttiva prevede lo stop agli incentivi per le caldaie solo a combustibili fossili (già in vigore dal 2025), non un divieto immediato: la tua caldaia a gas puoi tenerla e usarla. Un eventuale stop alle nuove installazioni è indicato verso il 2040 come traguardo, la cui traduzione in norma dipenderà dai singoli Stati.
E in Italia? La direttiva non è ancora recepita
Questo è il punto chiave al 2026: il termine per recepire la direttiva era il 29 maggio 2026, ma l'Italia non l'ha ancora recepita — manca il decreto attuativo e sono state avviate procedure di infrazione europee. Significa che molti obblighi (nuova scala energetica A-G, passaporto di ristrutturazione, sostegni) non sono ancora operativi da noi: ciò che vale oggi deriva da norme nazionali già esistenti (come lo stop agli incentivi per le caldaie). La materia è in movimento: il decreto può arrivare nella seconda metà del 2026.
Il fascicolo digitale dell'edificio
Tra le novità c'è il registro digitale dell'edificio (Digital Building Logbook) e il passaporto di ristrutturazione: un fascicolo che raccoglie prestazione energetica, impianti, interventi e una tabella di marcia per migliorare la casa. Il passaporto sarà volontario. In Italia, al 2026, non esiste ancora un modello ufficiale: gli strumenti attuali (APE, diagnosi energetiche) ne coprono solo una parte.
La direzione europea è chiara: la casa del futuro avrà una "cartella clinica" digitale. Chi parte prima si troverà avanti.
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